Bologna: un viaggio nelle rems

Ristretti intervista il  direttore sanitario Fioritti: “È la dimostrazione della natura riabilitativa della struttura”. Una donna di origini straniere ma residente a Bologna è uscita ieri dalla Rems di via Terracini. È la quarta paziente della struttura ad uscire, in poco più di quattro mesi di vita della Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria, una delle due aperte in Emilia-Romagna per arrivare alla chiusura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Anche lei, come tutti gli ospiti già usciti o tuttora presenti nella Rems, è stata autrice di un reato nel passato. Reati che vanno dalla ripetuta resistenza a pubblico ufficiale fino all’omicidio.

“Quattro dimissioni in quattro mesi e mezzo non era un risultato scontato ed è pari al numero di dimissioni che si hanno in altre strutture residenziali psichiatriche non forensi”, spiega il direttore sanitario Angelo Fioritti, che ha seguito da vicino la nascita di queste strutture visto il suo precedente incarico di direttore del dipartimento di Salute mentale.”

“Consideriamo che siamo in un campo del tutto nuovo – prosegue, con uno scenario legislativo che è cambiato tra il 2010 e il 2015, oggi riscontriamo alcune cose non scontate. Con l’apertura delle due Rems in regione non c’è più nessun cittadino dell’Emilia-Romagna nell’Opg di Reggio Emilia, si è chiusa una stagione e sono stati avviati percorsi integrati nel servizio sanitario nazionale per il recupero di queste persone”. Le Rems di Bologna e Parma oltre ad ospitare ex internati dell’ospedale psichiatrico di Reggio sono riuscite a soddisfare anche alcune richieste per pazienti provenienti dal resto dell’Italia su richiesta dei gip, con misure di sicurezza provvisorie. Questo grazie ai posti che si sono liberati con le quattro dimissioni.

“Due sono state trasformazioni in libertà vigilata: un uomo è andato in un’altra struttura residenziale ordinaria fuori Bologna e un altro è tornato al suo domicilio – spiega ancora Fiorini. Le altre due sono licenze finali esperimento, ovvero se le cose non vanno bene i pazienti tornano dentro: un uomo in comunità fuori Bologna e appunto la donna di Bologna. Gli uomini sono due bolognesi e un romagnolo”.

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