Secondigliano: chiuso il primo opg

“Da domani la struttura di Secondigliano non avrà più detenuti, tutti i malati vengono trasferiti nei centri sanitari della Regione. Il ministero: “Persone da trattare come pazienti”. Ma gli altri cinque ospedali psichiatrici giudiziari restano ancora attivi.

Gli ultimi “ospiti” se ne andranno domani. E l’ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano a Napoli, tra meno di 24 ore vuoto, sarà il primo dei sei italiani a chiudere definitivamente i battenti. Parlare di primato, però, è paradossale, tanto più se la legge che prevede la chiusura degli Opg e la loro sostituzione con centri sanitari regionali realizzati ad hoc risale al 2012.

Nei quattro anni trascorsi da quella che viene considerata una sorta di rivoluzione culturale nel trattamento dei detenuti con problemi mentali gli enti locali avrebbero dovuto dotarsi delle Rems, appunto, le residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria in cui trasferire chi era internato nei vecchi manicomi giudiziari. Ma tra lungaggini burocratiche e ostacoli politici i tempi si sono dilatati. E ad oggi sono solo 22 le strutture realizzate. Troppo poche per assorbire i 689 internati negli Opg, che quindi sono rimasti in funzione, pur non potendo accogliere nuove persone.

Il passaggio tra vecchio e nuovo va avanti a rilento, dunque, con problemi enormi. Le Regioni fanalino di coda nell’attuazione della normativa, come il Veneto e la Calabria, già diffidate dal governo, rischiano il commissariamento. A! momento, visto che le Rems esistenti sono sature, sono 167 i detenuti da ricollocare, numero a cui vanno aggiunti gli eventuali nuovi destinatari di misure di sicurezza. Un problema non da poco di cui fa le spese anche la magistratura, che si trova a gestire casi di persone pericolose destinatarie di misure cautelari o per le quali sono state decise misure di sicurezza e non sa dove metterle. “Abbiamo esempi di soggetti accusati di reati gravi come l’omicidio e la violenza sessuale – spiegano alcuni pm – che non riusciamo a mandare nei centri appositi, tutti al completo”.

Gli Opg, infatti, non possono prendere nuovi internati, le Rems non bastano e il carcere sarebbe illegale. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, comunque, quello di lunedì è un primo risultato: chiude Secondigliano -il padiglione che ospitava il manicomio giudiziario verrà poi utilizzato dall’istituto di pena – e i vecchi ospiti andranno nel centro di San Nicola Baronia. Quando la stessa sorte toccherà a Barcellona Pozzo di Gotto, Aver sa, Monte-lupo, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere, ancora non è dato saperlo.

Se Calabria e Veneto sono in coda alla classifica, tra le Regioni virtuose, ammesso che di virtù possa parlarsi visti i ritardi, ci sono l’Emilia Romagna, con due centri realizzati, il Lazio e la Sicilia, pure a quota due, e la Campania, che ne ha quattro. Ciascuno ha una capienza massima di 20 persone, numero fissato per assicurare ai detenuti un trattamento sanitario adeguato, che è poi l’obiettivo della riforma.

“L’elemento importante di questa riforma- spiega Roberto Piscitello, magistrato e direttore del Dipartimento dei detenuti e del trattamento del Dap – è proprio il nuovo approccio culturale: gli internati dichiarati incapaci di intendere e di volere saranno d’ora in poi trattati solo da un punto di vista sanitario e non penitenziario”. Una svolta che sì traduce anche nell’assenza di sbarre alle finestre e di agenti penitenziari. Dato questo che suscita in realtà anche qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori, costretti a fare i conti con la sicurezza del personale – le Rems fanno capo al servizio sanitario – e con l’incolumità dei cittadini.

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