Lavoro finito per agosto. Ora decreto sulle Rems

Tre mesi per chiudere tutti gli opg, «ma allora si apre la partita più delicata: rendere le Rems luogo dei diritti e non di contenzione ». Franco Corleone, commissario unico nominato dal governo a febbraio per il superamento degli opg, non nega che dopo aver sbloccato la situazione nelle sei Regioni commis-sariate, ora resta da risolvere alcune storture che rischiano di bloccare il processo «e aumentare le contraddizioni».

Quali sono questi problemi?
Sta emergendo un dato preoccupante. Nelle Rems, escludendo Castiglione, ci sono 331 persone di cui 179 con condanne definite e 162 provvisorie, cioè quasi il 50%. Questo dà l’idea di come ci sia una contraddizione su questo luogo: si rischia diventi un posto in cui le persone vengano mandate anche in condizioni patologiche ancora incerte. Mi spiego meglio: da quando sono aperte, nelle Rems sono entrate 464 persone e 133 sono state poi dimesse. Questo significa che probabilmente sono entrate persone che potevano avere un percorso diverso. In più, c’è il problema delle liste d’attesa: oggi abbiamo 170 persone con misure di sicurezza –115 provvisorie e 55 definitive – che aspettano di trovare un posto nelle Rems. Molte di queste non lo troveranno mai.

Non è la magistratura a decidere il loro ingresso?
Sì, ma tutto dipende da come viene in- terpretata la legge 81, in cui si chiede di trovare con il territorio e servizi psichiatrici una soluzione non contenitiva per loro. Ma ci sono quelli che preferiscono la Rems non diventi l’extrema ratio , ma normalità, con la scusa che è un luogo terapeutico. La magistratura di cognizione così li manda lì più tranquillamente, ma di fatto queste persone rimangono libere, alcune pericolosamente per mancanza di posti. E allora, come stilare la graduatoria? Noi abbiamo una guerra tra poveri, perché da un lato c’è da trasferire chi sta in opg, dall’altro abbiamo persone per cui la magistratura chiede entrino per misure di sicurezza. C’è insomma una vasca che non si svuota, perché la via d’uscita è stretta e c’è un rubinetto che getta molta acqua. Il rischio è che presto debordi.

Quale è allora la soluzione?
Al di là di una grande riforma del codice penale, c’è bisogno di un intervento di urgenza. Ho scritto al ministro Orlando, perché bisogna avere il coraggio di chiarire meglio chi deve entrare nella Rems. Penso a un decreto, visto che la situazione è allarmante, in cui si dica che può entrare in misura di sicurezza non definitiva solo chi ha commesso un delitto o ha avuto almeno condanna in primo grado.

A che punto siamo con il programma di superamento dei manicomi criminali?
Adesso la situazione è sbloccata e se venissero aperte nei tempi le sei strutture pronte, saremmo in grado di chiudere gli ultimi tre opg entro tre mesi. Il problema è che dopo avremo 30 Rems diverse tra loro, sia per capienza che per regolamenti. Si dovrà evitare che diventino luoghi abbandonati a se stessi. Ecco perché suggerirò che si crei un organismo di monitoraggio della vita in queste strutture. Ci sarà la necessità di sostenere la qualificazione del personale, la presenza del volontariato – molto attivo negli opg – perché dovranno essere delle comunità con molte attività di socializzazione.

Un’immagine lontana dalla contenzione, che alcune Rems pare continuino ad usare…
Il quadro che ho è invece positivo, perché solo in un caso, a Subiaco, è stata usata la contenzione meccanica per sette ore consecutive, mentre altre Rems sono pronte ad affrontare situazioni di criticità con stanze per la tutela del paziente senza contenzione. Un discorso a sé vale per Castiglione, in cui i casi sono stati tanti nell’ultimo anno e mezzo: 59 su 180 presenze.

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