Una vita in opg

Oskar, nome di fantasia, originario di Vicenza, arrivato a Reggio al termine di un vortice clinico e giudiziario attorno al quale ora si sta combattendo una battaglia di opinione nel tentativo di invertire la rotta di un’esistenza apparsa segnata, con l’obiettivo di farlo seguire in un centro specializzato a Trieste e sottrarlo ad una vita finora di contenzione.

«Esemplare di disagio e di privazione della libertà» quello illustrato da Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, e dallo psichiatraPeppe Dell’Acqua, che insieme alla parlamentare reggiana Pd, Vanna Iori, e all’avvocato, Francesco Marco Martino, sono stati i componenti di una delegazione che sabato ha condotto un’ispezione nell’Opg di Reggio Emilia.

L’obiettivo è Salvare Oskar: salvarlo da una giustizia che lo ha definito pericolo sociale e soggetto incapace di intendere e volere, cercando di aprire a partire dalla sua storia un grande dibattito pubblico intorno all’articolo 203 del codice penale, considerato inadeguato per giudicare persone con problemi di salute mentale. Ma salvarlo anche dalle inadempienze della Regione Veneto, non in regola con l’istituzione delle Rems, costringendo così Oskar a vivere nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio: la struttura è in via di dismissione dal 1 aprile, sostituita dalle nuove residenze sanitarie a base regionale. E via Settembrini resta aperta solo per ospitare una ventina di internati delle altre regioni, la maggior parte veneti. 

Salvare Oskar, infine, anche da un percorso doloroso che lo ha visto assumere psicofarmaci dall’età di sei anni, innescato da un carattere spesso incapace di controllare le proprie emozioni, per le quali sta pagando care conseguenze.  «La commissione dei diritti umani del Senato riceve numerose segnalazioni a proposito della situazione in cui si sono trovati internati negli Opg – afferma Manconi – ma questa storia ci ha colpito in maniera particolare: una persona giovane, dal lunghissimo percorso pschiatrico, che ha subito una serie di traumi e ci sembra di poter dire con convinzione anche una serie di abusi».

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