Il Comitato per la prevenzione della tortura visita anche l’Opg

I reparti di massima sicurezza in cui sono reclusi i detenuti al 41 bis negli istituti penitenziari di Ascoli Piceno e Sassari, Como e Ivrea, ma anche le celle delle questure di Firenze, Genova e Torino, alcune Rems e l’Opg di Montelupo fiorentino: questi alcuni dei luoghi visitati dal Comitato per la prevenzione della tortura(CPT) del Consiglio d’Europa nel corso della sua visita in Italia conclusa il 21 aprile scorso. La sesta visita periodica del Comitato nel nostro Paese. Il Cpt ha valutato, secondo quanto riferisce una nota, le condizioni di detenzione e il trattamento delle persone detenute nelle carceri, in particolare per quanto riguarda le misure recentemente introdotte dalle autorità italiane per contenere il tasso di sovraffollamento. Per la prima volta, la delegazione del Comitato ha valutato la situazione dei pazienti psichiatrici alloggiati nelle residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza (REMS) realizzate dopo la chiusura degli Opg. Una visita è stata effettuata anche all’Opg di Montelupo Fiorentino ancora in funzione. Nel corso della visita, la delegazione del CPT ha incontrato Andrea Orlando, ministro della Giustizia, Gennaro Migliore, Sottosegretario di Stato del Ministero della Giustizia, Domenico Manzione, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Interni e alti funzionari del Ministero della Salute, così come i rappresentanti dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato. La delegazione ha incontrato anche Mauro Palma, recentemente nominato capo dell’autorità nazionale per i diritti delle persone private della libertà. Al termine della visita, la delegazione ha presentato le sue osservazioni preliminari alle autorità d’Italia. “Lo sguardo preventivo del comitato – commenta Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone – è importante per evitare tentazioni di violenze e maltrattamenti, in particolare in luoghi come le Rms e le stazioni delle forze dell’ordine che sono meno soggetti al controllo pubblico”. “Quando siamo stati ascoltati dalla delegazione – aggiunge Gonnella – abbiamo sottolineato con forza come in Italia ancora manchi il reato di tortura”.

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