Dalla Finlandia l’Open Dialogue

L’Open Dialogue finlandese: offrire un aiuto immediato e tempestivo permette di ridurre notevolmente il periodo di psicosi non trattata DUP (Duration of Untreated Psychosis), cioè l’intervallo di tempo che intercorre tra l’insorgenza dei sintomi e l’inizio di un percorso di cura presso i servizi competenti.

L’Open Dialogue, la cui paternità spetta a Jaakko Seikkula, è la naturale conseguenza della gestazione di teorie e pratiche che risalgono alla fine degli anni ’60 in Lapponia (“il trattamento adattato al bisogno” di Alanen). Il gruppo di ricerca finlandese diretto da Alanen iniziò a perseguire, sin dal 1968, l’obiettivo di sviluppare un modello di trattamento psichiatrico pubblico destinato a pazienti schizofrenici e alle loro famiglie caratterizzato da estreme adattabilità e flessibilità (di metodi e strumenti): l’idea di una terapia “su misura” per le psicosi schizofreniche emerge a partire dalla constatazione della radicale eterogeneità delle forme cliniche della schizofrenia, e da questa deriva la necessità di integrare tipologie di interventi prima ritenuti antitetici.

 

Il Team  per ciascun caso è composto da un gruppo multiprofessionale di operatori (psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, infermieri…). Ad ogni  nuova richiesta di aiuto si organizza il primo incontro al domicilio del paziente entro 24 ore dalla richiesta stessa. Chi riceve la telefonata si occupa di costituire l’equipe che dal primo incontro si assume la responsabilità di accompagnare il paziente per tutto il tempo necessario alla soluzione della crisi e in qualsiasi setting (se è necessaria una fase di ospedalizzazione il medesimo team di operatori si occuperà di condurre incontri di dialogo aperto nel reparto ospedaliero).

Offrire un aiuto immediato e tempestivo permette di ridurre notevolmente il periodo di psicosi non trattata DUP (Duration of Untreated Psychosis), cioè l’intervallo di tempo che intercorre tra l’insorgenza dei sintomi e l’inizio di un percorso di cura presso i servizi competenti. Questo intervallo di tempo è uno dei fattori maggiormente connessi alla prognosi della malattia: tanto maggiore è la durata del DUP, tanto maggiore è il rischio che la prognosi sia sfavorevole. In Lapponia, prima dell’implementazione del Dialogo Aperto nei servizi psichiatrici pubblici, il DUP ammontava in media a 12-13 mesi. Nei primi anni ‘90, successivamente all’introduzione del metodo OD, il DUP è declinato a 4,2 mesi e nel 2000 si è ulteriormente ridotto a 15 giorni. La riduzione del DUP è uno dei risultati più importanti per almeno due motivi: da una parte è chiaro che se il contatto con i servizi avviene precocemente, i sintomi psicotici sono meno radicati rispetto a quei pazienti per i quali è trascorso un lungo periodo (mesi o anni) tra l’insorgenza della malattia e l’avvio di un percorso terapeutico.  

 

 

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