“…e tu slegalo subito”. Intervista a Giovanna del Giudice

Su Charta Sporca, periodico culturale, l’intervista a Giovanna Del Giudice, a cura di Andrea Muni.

Ne pubblichiamo uno dei punti salienti; l’intera intervista è leggibile a questo link.

 

“È necessario avvicinarsi all’altro con calma, senza paura, insieme ad altri, in modo quasi da restringere la sofferenza in uno spazio fisico e mentale, senza però trasformare  questo in atto di violenza. A me, come psichiatra, è successo molte volte di vivere dei confronti fisici con l’altro: è sempre possibile che ci siano momenti di contatto, persino di colluttazione, può accadere di farsi del male, ma la differenza è che, in questo caso, il tentativo del “contenimento” prende comunque la forma di un confronto a tu per tu, di una situazione in cui si affrontano due individui, in cui tu pure rischi. E tutto ciò è molto diverso dall’atto di legare, che è veramente un atto che riduce l’altro a cosa, solo a corpo da correggere e domare. Sai, la cosa più incredibile di questo atto è che – alla fine – sei tu che leghi, tu che cosifichi, a cosificarti a tua volta, a divenire la figura pura del carnefice, ad abbruttirti fino al punto da divenire tu stesso semplicemente come quello che “lega i matti”.

Lacan diceva qualcosa di simile a proposito del sadismo, di come l’impossibilità a godere (o, in questo caso, l’impossibilità nello stabilire un contatto), il soggetto – nel suo rapporto con l’altro – in una sorta di feticcio nero, una caricatura malvagia della propria stessa impotenza.

Sì… è proprio la tua impotenza che verifichi. Non so se ha visto 87 ore, il film della Quatriglio sulla morte di Mastrogiovanni. È impressionante vedere come le donne e gli uomini, operatori, pulitori, entrano, puliscono a terra, ma non hanno uno sguardo per quest’uomo. C’è un atto di quasi accudimento come quello di pulire la stanza, ma non c’è la minima considerazione, la minima pietasnei confronti di quella “cosa” legata al letto.

Sono immagini terribili… che sarebbe davvero importante vedere coi propri occhi per toccare con mano ciò di cui stiamo parlando. Vorrei chiederle in conclusione una riflessione su un problema antico, per non dire congenito, della psichiatria. Cioè riguardo il fatto che la psichiatria nasce storicamente come una disciplina – all’incrocio tra il discorso medico e il discorso giudiziario – ancella del potere penale e coercitivo.

Sì, ma ce ne siamo liberati nei percorsi di de-istituzionalizzazione della psichiatria…

Eppure i problemi che lei espone mi sembrano testimoniare proprio di alcune non piccole sopravvivenze di questa antica unione…

Certo certo, è per questo che è importante questa campagna di denuncia e informazione. È importante pure far capire a tutti che stiamo parlando di una cosa che può succedere a chiunque, anche a me, tra qualche anno, se finirò in una casa di riposo. Siamo tutti soggetti a questo pericolo, almeno finché non troveremo un modo per ovviare a questa pratica di tortura. Noi dobbiamo sapere che questo ci riguarda, sia come questione civile, ma anche come questione privata. Ma bisogna contemporaneamente testimoniare che questo trattamento degradante e illecito è evitabile. C’è approssimativamente un 15% di servizi psichiatrici ospedalieri in cui non si lega, e questo testimonia che si può fare. Non è che in questi posti, per esempio a Trieste, ci siano matti speciali che si possono non legare, e altrove invece no. Questo va testimoniato con forza.”

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