L’Aias e i maltrattamenti

L’inchiesta su presunti maltrattamenti all’Aias potrebbe non fermarsi alle vicende del centro di Decimomannu: altri casi di sospette violenze e percosse su pazienti in cura nei centri dell’associazione sono contenuti in un dossier che a breve verrà consegnato alla Procura della Repubblica. A raccogliere le carte è l’Asarp, Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, insieme a una squadra di avvocati sta preparando nuovi documenti per chiedere di estendere le indagini anche ad altre sedi Aias.

Nuovi, si fa per dire: si tratta, in gran parte, di vecchie segnalazioni mai prese in considerazione, in alcuni casi anche di denunce incredibilmente archiviate. Come la storia di Gianfranco Onnis, deceduto tre anni fa proprio a Decimomannu: una vicenda triste e dai lati ancora oscuri, riportata all’attenzione dei media dal fratello Maurizio tramite il programma Rai Chi l’ha Visto. “Mio fratello – ha accusato Maurizio – è stato picchiato e lasciato morire”. Dalla denuncia di Onnis sono poi venute alla luce anche altre due morti sospette: quelle di  Giuseppe Serra, di Morgongiori, morto per asfissia sempre a Decimomannu, e un altro paziente di cui non si è stato reso noto il nome.

“Molti familiari si sono rivolti alla nostra associazione per segnalare tracce di violenze sul corpo dei loro cari presi in cura dall’Aias – ci spiega Gisella Trincas, presidente di Asarp – per non parlare della mancanza di trasparenza, con parenti a cui non veniva permesso di accedere alle stanze dei degenti o di trasferimenti di cui non erano informati. Per questo motivo alcuni pazienti sono stati portati via dai centri Aias e sistemati in altre strutture. Ci sono alcuni operatori che parlano di situazioni non proprio limpide, hanno però difficoltà a esporsi perché temono di perdere il lavoro”.

In effetti, i dipendenti che hanno già parlato con gli investigatori sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari. Un’iniziativa che non è apparsa chiara alla procura della Repubblica di Cagliari. Ora, infatti, la presidente di Aias Anna Paola Randazzo è indagata per minacce.

“Abbiamo poi la prova – prosegue Gisella Trincas – che alcune denunce, presentate formalmente, sono state inspiegabilmente archiviate. È arrivato il momento di fare luce su quello che succede dentro l’Aias, non solo nella sede di Decimomannu ma in quelle di tutta la Sardegna”.

Un’altra questione messa in rilievo dall’Asarp è la tutela di pazienti ricoverati presso i centri: in alcuni casi sono stati nominati tutori dipendenti dell’Aias: “Ci chiediamo se non sia un palese conflitto di interessi lasciare che le decisioni sul benessere dei pazienti siano affidate a dipendenti dei centri in cui erano ricoverati: le strutture private, Aias come le altre, guadagnano in base alle prestazioni che forniscono. Siamo sicuri che i tutori agiscano sempre nell’interesse delle persone che dovrebbero tutelare?”. E ancora: “Tra i requisiti richiesti ad una struttura pubblica o privata, finanziata da soldi pubblici, dovrebbe esserci la qualità delle prestazioni e quindi della vita delle persone. L’Aias ha sempre risposto ai requisiti necessari per ottenere l’accreditamento dalla Regione, visto che la qualità di vita non pare costituire la priorità? E come è possibile che questi fatti stiano emergendo solo ora?”.

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